Spazi per l’Arte: Nasce A Milano la Fondazione Carriero

La Fondazione Carriero è giovanissima, nasce nel 2014 e trova casa nel cuore di Milano a pochi passi da Piazza San Babila, in via Cino del Duca 4.

Adiacente al più famoso Palazzo Visconti di Modrone, Casa Parravicini è uno splendido edificio residenziale risalente al ‘400, tra i pochi esempi in città, i cui interni sono stati riadatti nel 1991 da Gae Aulenti per volere del proprietario, imprenditore e collezionista Giorgio Carriero.

In questi spazi verticali, 500mq articolati in otto sale su tre piani, è stata allestita “imaginarii”, uno studio curato da Francesco Stocchi: “intorno alla concezione temporanea dello spazio e della sua esperienza”. La mostra, che mette in relazione attraverso un “trialogo” gli artisti Giovanni Colombo, Giorgio Griffa e Davide Baula, sarà visitabile fino al 13 Dicembre.

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Il Terzo Paradiso

Michelangelo-Pistoletto, Venere degli stracci

Michelangelo-Pistoletto, Venere degli stracci

 

Che cos’è il Terzo Paradiso? È la fusione tra il primo ed il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui la vita sulla terra è totalmente regolata dalla natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, inquina, ammorba e corrode il pianeta naturale ingenerando processi irreversibili di estinzione. Il pericolo di una tragica collisione tra queste due sfere è ormai annunciato in ogni modo. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.

Il Terzo Paradiso – Michelangelo Pistoletto, 2003

Incontri. Remo Bodei

Bacio di confine - Alessandro Bergonzoni

Bacio di confine - Alessandro Bergonzoni

“Come ha osservato Jean Clair, milioni di “curiosi rumorosi e indifferenti” circolano nelle sale dei musei, “senza essere in grado di capire, di leggere ciò che hanno sotto gli occhi, che è la loro storia, il loro passato, la loro fede, le loro lotte”.
Da giovane, il filosofo francese Georges Bataille aveva paragonato i musei ai polmoni della città verso i quali i cittadini si dirigono, al pari del sangue, per uscirne purificati, con una maggiore ossigenazione della mente e del cuore. Forse, immaginare questa catarsi diffusa, è oggi pretendere troppo dai musei, ma è certo che essi lanciano dei semi nell’animo di tutti e, se questi cadono nel terreno buono, sono capaci di modificare il loro modo di sentire e di pensare. Anche se la loro presenza aumenta indubbiamente il tasso di socializzazione e di acculturazione, vi sono tante resistenze da vincere e non si può esigere che tutti ricevano delle illuminazioni profane sul senso della vita frequentando i musei.
Moltiplicando i punti e le occasioni d’incontro, basterebbe far capire, con pazienza, che l’arte e la bellezza non sono un lusso e che l’assuefazione al brutto, la sciatteria o l’indifferenza rispetto a ciò che ci circonda, abitua alla passività, ci rende peggiori, come individui e come collettività, di quel che potremmo essere.”

Remo Bodei, 2011

@ Pinacoteca Ambrosiana

Nella studenda Pinacoteca Ambrosiana di Milano (fondata nel 1618 dal cardinale Federico Borromeo insieme alla Biblioteca e all’accademia) sono custoditi oltre al famosissimo Codice Atlantico anche l’unico dipinto su tela di Leonardo da Vinci rimasto in Italia: Il ritratto di musico.

Ritratto di musico, Leonardo Da Vinci - Pinacoteca Ambrosiana

Ritratto di musico, Leonardo Da Vinci, 1485 ca. 

E sapevate che la Canestra di Frutta, la natura morta di Caravaggio che tutti hanno almeno una volta visto o studiato sui libri di scuola (e’ stata addirittura raffigurata sulla banconota da 100mila lire), e’ conservato sempre alla Pinacoteca?

Canestra di frutta, Caravaggio - Pinacoteca Ambrosiana

Canestra di frutta, Caravaggio, 1594-97 

La Pinacoteca si trova a due passi dal Duomo ed anche se conosciuta rimane un luogo un po’ appartato nonostante la sua pozione cosi’ centrale.
Molto visitata dai turisti stranieri (spesso solo sulle tracce di Leonardo Da Vinci) e invece trascurata dai milanesi che sembrano prediligere la sorella maggiore e piu’ famosa Pinacoteca di Brera.
Tra gli altri capolavori che incontrerete aggirandovi tra le sale della Pinacoteca, non potete perdervi:

  •  I 3 dipinti del Tiziano (La Maddalena, L’adorazione dei Magi e la Deposizione del Cristo nel sepolcro) nella Sala 1.
  •  Il Gesu’ bambino con l’agnello di Bernardino Luini, sempre nella Sala 1
  • La Madonna nel Padiglione del Botticelli, nella Sala 2
  • Il cartone per La scuola di Atene di Raffaello con un contributo audiovisivo, nella Sala 5
  • Canestra di frutta di Caravaggio, Sala 6
  • I ritratti della famiglia Morosini di Francesco Hayez
  • Il mosaico romano del V secolo  interamente conservato proveniente dalle antiche terme Erculee
  • Aula Leonardi con Il Musico e  la sala Federiciana con i disegni del Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci

INFORMAZIONI UTILI

Biblioteca Pinacotecaa Accademia Ambrosiana
Piazza Pio XI, 2
20123 Milano
02 806921
www.ambrosiana.eu

Aperta:
dal Martedi’ alla Domenica 10.00-18.00
Biglietti:
Intero 15
Ridotto 10
Sconti famiglia

Gombrich, La storia dell'arte

Residui universitari parte prima: E. Gombrich

Gombrich, La storia dell'arte

E.H. Gombrich

“Chi ha acquisito una certa conoscenza della storia dell’arte corre talvolta il pericolo di cadere in una trappola del genere. Vedendo un’opera d’arte non si abbandona ad essa, ma preferisce cercare nella propria testa l’etichetta appropriata.
Forse ha sentito dire che Rembrandt e’ famoso per il suo chiaro scuro, fa un cenno saputo e mormorando: “Che meravoglioso chiaro scuro!” passa al quadro successivo.
Desidero esprimermi con franchezza su questo pericoloso snobismo e su questa pseudocultura, poiche’ siamo tutti suscettibili di cadere in simili tentazioni, che un libro come questo potrebbe favorire.
Vorrei che il mio libro aprisse gli occhi piuttosto che sciogliere le lingue.
Parlare con intelligenza dell’arte non e’ difficile, perche’ le parole dei critici sono state impiegate in accezioni cosi’ diverse da perdere ogni precisione.
Ma vedere un quadro con sguardo vergine e avventurarsi in esso e’ un viaggio di scoperta ed un’impresa ben piu’ ardua, ma anche ben piu’ ricca di soddisfazioni. Nessuno puo’ prevedere con che cosa, da un simile viaggio, fara’ ritorno a casa.”


La storia dell’arte,  E.H. Gombrich

Sophie Calle – Tra visibile e invisibile

 "Il bello e' stato il mio piu' grande dolore"

“Les Aveugles” 1986

La sincerità è in un certo qual modo un valore. Una qualità indispensabile. Un requisito determinante. Nella vita come nell’arte, la sincerità o l’insincerità di un gesto cambia il modo in cui esso viene recepito, assimilato, apprezzato e ricordato.

Ma se nella vita la si pretende, nell’arte la sincerità non sempre è richiesta. Esiste la fiction, esiste il cinema, esiste l’aspetto creativo a cui tutto è concesso.

Una pensata che non vi sembrerà un granchè. Un aspetto poco rilevante rispetto a tutto quello che un’immagine ci può dare…cosa conta infondo la sincerità di un opera e soprattutto cosa s’intende per sincerità?

Bene, Denys Riout, insegnante di storia dell’arte moderna e contemporanea ci ha posto il problema in uno dei suoi libri, forse la cosa non mi avrebbe colpito particolarmente se non fosse stata buttata li riguardo ad un opera che al contrario mi ha colpito tantissimo.

Sophie Calle con “Les Aveugles” 1986 ha “raccontato”, e Riout ha espresso le sue riserve rispetto alla veridicità del racconto, il concepimento e l’eleborazione della sua installazione. Il sunto, la linea è questa: nella vita l’invisibile conta quanto il visibile, il silenzio come le parole, le sfumature di grigio come i colori netti, le lacrime come i sorrisi. Il buio come la luce.

La bellezza non è che una rappresentazione mentale.

Come rappresentare, come comunicare la forza e la bellezza del’invisibile? L’idea di Sophie è semplice ma d’impatto: ha chiesto ha 18 ciechi dalla nascita di descriverle l’immagine, l’idea che hanno della bellezza. Raccolto le descrizioni, quindi dopo un percorso conoscitivo e emotivo con chi si è prestato alla creazione dell’opera, Sophie ha costruito la sua installazione con diversi elementi:  fotografie in primo piano delle persone “intervistate”, la trascrizione dattiloscritta del loro racconto e accanto  una fotografia, riproduzione arbitraria dell’artista, dell’idea di bellezza degli intervistati.

Tra loro, uno degli uomini ha detto: “Il bello è stato il mio più grande dolore”, e così lo scaffale accanto, il posto destinato alla riproduzione, è rimasto vuoto. Un vuoto ed un dolore per noi incomprensibili.

Qui il video girato con l’artista all’installazione.

Jason Thielke’s art

Grace_Jason Thielke

Grace_Jason Thielke

Le opere di Jason Thielke raccontano storie. Storie di paesaggi urbani e dei loro abitanti.
Il forte legame tra l’artista e l’ambiente che lo circonda determina interamente le basi del suo percorso artistico. Un’estetica contemporanea nel quale si fondono e confondono le tradizionali tecniche dell’architettura moderna: elaborazione, composizione e ricostruzione.
Uno stile inconfondibilmente architettonico che valorizza la figura umana attraverso una complementarietà di linee forti e sinuose capaci di emozionanti contrasti. Un modo unico e allo stesso tempo sorprendente per catturare lo sguardo di chi ha la fortuna di capitare davanti ad un suo disegno.
Thielke, che ci tiene a ricondurre la sua “poetica” nell’orizzonte della rinascita in America della pittura figurativa, ha conseguito il Bachelor of Fine Arts presso la Northern Illinois University School of Art. Sue mostre personali a Denver, Portland e Seattle.

www.jasonthielke.com