Maurizio Savini e le sculture di chewingum

Maurizio Savini

Maurizio Savini in mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

Il mio primo incontro con Maurizio Savini e’ avvenuto alla grande antologica della fondazione Arnaldo Pomodoro: “La scultura italiana del XXI secolo“, recentemente proposta a soli 5 anni da “La scultura italiana del XX secolo”.

La sua creazione, l’uomo crocifisso rosa chewingum se ne stava li’, appesa alla parete in compagnia del cavallo incastrato di Cattelan, a fissare l’uccellino impagliato sul soffitto e ad addolcire l’aria con il suo aroma fragoloso. Bellissima.

Nato a Roma, dove vive e lavora, Savini si e’ laureato in storia dell’arte e dello spettacolo dopo aver interrotto gli studi in architettura.
Architetto mancato, scenografo, appassionato di cinema e teatro (scrisse la tesi di laurea su Francis Bacon e David Lynch) , Savini deve la notorieta’ alle sue sculture di gomma americana, la prima (una riproduzione della Pistola Uzi) esposta con grande successo alla festa dell’arte del Macro curata da Ludovico Pratesi nel 1997.
Un percorso partito da lontato,  da un’idea e ricerca sul colore rosa:

La cosa più interessante per me era il colore, ho sempre pensato che il rosa fosse un colore del tutto artificiale. Il rosa è di plastica. Andavo alla ricerca di questo, ma non è stato semplice approdare alla gomma da masticare. Poi, come un trovatore, sono incappato nell’applicazione senza cercarla. L’ho trovata casualmente nella spazzatura: cinque scatole di gomme scadute gettate dal tabaccaio sotto casa. (Intervista Inside Art)

Da qui un’intensa ricerca sull’applicazione ed espressione del materiale che, come l’artista sottolinea, in realta’ e’ estremamente duttile, simile alla cera e per questo in grado di essere lavorato con metodi tradizionali.

La tecnica, l’inventiva e il lavoro di assemblamento maniacale, sono per me l’aspetto piu’ interessante della produzione saviniana. L’impatto finale dell’opera e’ infatti cosi’ legato ai sensi (grazie alla forza con cui colpiscono la vista oltre che l’olfatto) da rilegare ad un secondo piano l’idea “poetica” dell’opera,  il suo significato, messaggio o in qualunque modo lo si voglia chiamare.
Questo aspetto richiama lo spettatore solo dopo domande prettamente pratiche come: “e’ fatto di gomme da masticare?!”, “come stanno insieme? E’ un blocco unico? E via di questo passo…

Per soddisfare a queste curiosita’, Savini ha spiegato in piu’ occasioni che si tratta realmente di gomme americane che vengono rimodellate e riscolpite su supporti in fibra di vetro. La gomma viene sezionata, ad esempio in base al colore e dimesione, e scaldata con dei phon industriali che ne permettono l’assemblemento.
Per quanto riguarda la conservazione, se la volonta’ iniziale dell’artista era quella di creare opere deperibili emblema della societa’ dei consumi, il cambio di direzione avvenuto qualche anno dopo, lo ha spinto ad assoldare un chimico che partito dalla analisi in laboratorio dei costituenti della chewingum, ha elaboratoper lui dei fissativi utili a mantenere intatti questi lavori certosini.
In breve, le opere dopo il completamento vengono dunque tutte trattate con antibiotici e formaldeide.
Per inciso. Un tema, quello della conservazione dell’arte contemporanea, attuale piu’ che mai, si pensi agli animali di Damien Hirst o alla tassidermia di Maurizio Cattelan.

L’uso del materiale simbolo: ” La gomma da masticare fu introdotta in Italia  con i jeans, le calze di nylon e il boggie-woogie dei soldati americani durante la liberazione”  si e’ negli anni abbinata ai piu’ diversi soggetti, approdato infine ad una lunga rappresentazione di animali inseriti nei piu’ svariati contesti.

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La scelta, che appare chiara, e’ quella di accostare uomo-animale, natura-societa’ dei consumi, progresso- sostenibilita’ ambientale per trattare quei temi d’attualita’ che interessano e colpiscono l’uomo contemporaneo.

Nella mostra “Tomorrow” – spiega Savini – mi interessava dare una visione d’insieme su un domani vicino. Ho fatto un lavoro sull’economia, sulla geopolitica, sugli spostamenti che non vengono segnati sulle carte geografiche, di quei piccoli stati che si creano all’interno di altri stati, all’interno delle grandi città. L’Europa è un grosso contenitore di piccoli stati, è un paese giovane e gli spostamenti creano conflitti razziali e tensioni, come in Italia». «Da Oredaria – continua – parlo della figura del manager, soggetto che realizzo da anni. C’è in questa sorta di lavatoio ricreato nella galleria romana l’allusione all’uomo d’affari “ambientale” che non si occupa di ambiente, ma di trarre profitti con un nuovo modo di far circolare il denaro, una visione utopistica, anarchica e certo non specialistica, ma in cui credo. Anche in questo caso ho utilizzato quello che mi serviva che non è necessariamente solo la gomma americana.

Tutto questo ma non solo, oltre a parlare della condizione dell’uomo contemporaneo all’interno della societa’, Savino si concentra anche su quesiti per cosi dire piu’ “esistenziali”.

In una delle sue opere piu’ famose e discusse, il Grizzly che spia dall’occhiolino della porta, Savini gioca con i piani d’osservazione, inserendo in uno spazio tridimensionale un paesaggio bidimensionale che disorienta lo spettatore, dentro e fuori si mescolano, ci si chiede se si osserva o si e’ osservati, l’orso spinge la porta per uscire o spia chi e’ fuori e vuole entrare?

Insomma, come accade spesso con l’arte, contemporanea soprattutto, le interpretazioni tendono matematicamente all’infinito.
In realta’, ascoltando le interviste di Savinio e vedendo le sue opere, ci si accorge di come tutto il suo lavoro sia estremante semplice ed accessibile e di quanto non richieda faticose congetture.
Basta davvero uno sguardo per rimanerne stupiti!

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