Sophie Calle – Tra visibile e invisibile

 "Il bello e' stato il mio piu' grande dolore"

“Les Aveugles” 1986

La sincerità è in un certo qual modo un valore. Una qualità indispensabile. Un requisito determinante. Nella vita come nell’arte, la sincerità o l’insincerità di un gesto cambia il modo in cui esso viene recepito, assimilato, apprezzato e ricordato.

Ma se nella vita la si pretende, nell’arte la sincerità non sempre è richiesta. Esiste la fiction, esiste il cinema, esiste l’aspetto creativo a cui tutto è concesso.

Una pensata che non vi sembrerà un granchè. Un aspetto poco rilevante rispetto a tutto quello che un’immagine ci può dare…cosa conta infondo la sincerità di un opera e soprattutto cosa s’intende per sincerità?

Bene, Denys Riout, insegnante di storia dell’arte moderna e contemporanea ci ha posto il problema in uno dei suoi libri, forse la cosa non mi avrebbe colpito particolarmente se non fosse stata buttata li riguardo ad un opera che al contrario mi ha colpito tantissimo.

Sophie Calle con “Les Aveugles” 1986 ha “raccontato”, e Riout ha espresso le sue riserve rispetto alla veridicità del racconto, il concepimento e l’eleborazione della sua installazione. Il sunto, la linea è questa: nella vita l’invisibile conta quanto il visibile, il silenzio come le parole, le sfumature di grigio come i colori netti, le lacrime come i sorrisi. Il buio come la luce.

La bellezza non è che una rappresentazione mentale.

Come rappresentare, come comunicare la forza e la bellezza del’invisibile? L’idea di Sophie è semplice ma d’impatto: ha chiesto ha 18 ciechi dalla nascita di descriverle l’immagine, l’idea che hanno della bellezza. Raccolto le descrizioni, quindi dopo un percorso conoscitivo e emotivo con chi si è prestato alla creazione dell’opera, Sophie ha costruito la sua installazione con diversi elementi:  fotografie in primo piano delle persone “intervistate”, la trascrizione dattiloscritta del loro racconto e accanto  una fotografia, riproduzione arbitraria dell’artista, dell’idea di bellezza degli intervistati.

Tra loro, uno degli uomini ha detto: “Il bello è stato il mio più grande dolore”, e così lo scaffale accanto, il posto destinato alla riproduzione, è rimasto vuoto. Un vuoto ed un dolore per noi incomprensibili.

Qui il video girato con l’artista all’installazione.

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