nomadi tuareg

Bruce Chatwin – L’alternativa nomade

Bruce Chatwin, esperto d’arte, d’ antropologia, di geografia, di vita e di molte altre cose ci ha regalato una meravigliosa riflessione sul viaggio e sul nomadismo, forse la migliore che io abbia mai letto.

Vivere è viaggiare. Viaggiare è vivere. In entrambi i casi, non possiamo restare immobili.

“In uno dei suoi momenti cupi, Pascal dice che tutta l’infelicità dell’ uomo proviene da una causa sola, non sapersene star quieto in una stanza. “Nostre nature”  egli scrive “est dans le mouvement…La seule chose qui nous console de nos miseres est le divertissement“. Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento di moda, cibo, paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono.

Neurologi americani hanno fatto l’encelografia a non pochi viaggiatori. E’ risultato che cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell’anno stimola i ritmi celebrali e contribuisce ad un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione vitale.  Monotonia di situazioni e tediosa regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi nervosi, apatia, disgusto di sè e reazioni violente.

Nessuna meraviglia, dunque, se una generazione protetta dal freddo grazie al riscaldamento centrale e dal caldo grazie all’aria condizionata, trasportata su veicoli asettici da un’identica casa o albergo a un altro, sente il bisogno di viaggi mentali o fisici, di pillole stimolanti o sedative, o dei viaggi catartici del sesso, della musica e della danza.

Passiamo troppo tempo in stanze chiuse. Io peferisco lo scetticismo cosmopolita di Montaigne. Per lui il viaggio era “un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo dall’osservazione di cose sconosciute…Nessuna proposizione mi stupisce, nessuna credenza mi offende, per quanto contraria alle mie”. L’abitudine, egli dice, e la fissità degli atteggiamenti mentali ottundono i sensi e nascondono la vera natura delle cose. L’uomo è naturalmente curioso.

Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini”  dice Ibn Battuta, l’infaticabile girovago arabo che andò da Tangeri alla Cina e ritorno per il gusto di viaggiare.  Ma il viaggio non soltanto allarga la mente: le da forma. Le nostre prime esplorazioni sono la materia prima della nostra intelligenza […]

I bambini hanno bisogno di sentieri da esplorare, di orientarsi sulla terra in cui vivono, come un navigatore si orienta in base a noti punti di riferimento. La materia prima dell’immaginazione di Proust furono le due passeggiate intorno alla cittadina di Illiers, dove egli trascorreva le vacanze con con la famiglia. Queste passeggiate diventarono poi la strada di Meseglie e la strada dei Guermantes nella Recherche du temps perdu.

L’evoluzione ci ha voluto viaggiatori.

Dimorare durevolmente, in caverne o castelli, è stato tutt’al più una condizione sporadica nella storia dell’uomo. L’insediamento prolungato ha un asse verticale di circa 10mila anni, una goccia nell’oceano del tempo evolutivo.

Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione alle barriere frapposte al nostro progresso geografico. I popoli primitivi degli angoli dimenticati della terra comprendono meglio  di noi questa semplice realtà della nostra natura. Sono in perpetuo movimento.

Il viaggio deve essere avventuroso. “La gran cosa e muoversi, ” dice Stevenson in Viaggio a dorso di un asino, “sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà , e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti”.

Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l’adrenalina.

L’adrenalina l’abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori. Privati di pericoli, inventiamo amici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati soli nella stanza singola.

L’adrenalina è la nostra indennità di viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo.

Il moto è la migliore cura alla malinconia, come sapeva Robert Burton: “I cieli stessi girano attorno di continuo, il sole sorge e tramonta, stelle e pianeti mantengono costanti i loro moti, l’aria è in perpetuo agitata dai venti, le acque crescono e calono…per insegnarci che dovremmo essere sempre in movimento.”

B. Chatwin – L’alternativa nomade

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5 Pensieri su &Idquo;Bruce Chatwin – L’alternativa nomade

  1. profonda realta esce da tuttı noı per essere letta ın queste rıghe.Da 3 anni “nomade” condivido cio che ho letto garzie per ıl post un abbraccio Jacopo.
    (in questo momento in viaggıo ın bıcı dall’italıa all’india ora in turchia)

    Mi piace

  2. Pingback: Perchè viaggiare è vivere? La risposta dall'Imbuto -

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