I Hate Christmas. Seriously.

dicembre 8th, 2011 § 1 commento

I Hate Christmas

I Hate Christmas

Non è sempre stato così e non si tratta di un atteggiamento inutilmente critico e acido.
Io odio le feste. Come tanti, sempre di più. In modo sincero.
Il natale mi mette malinconia, mi annoia, mi costringe in situazioni che altrimenti eviterei, mi intristisce. Mi fa anche incazzare, nei suoi aspetti più banalmente consumisti. Salvo il panettone ma Odio i film mielosi ed inutili (sempre gli stessi) con i quali ci bombardano dal 1 di dicembre.
Odio i jingle nei centri commerciali, i pupazzi di plastica farlocchi fuori dalle case, provo tristezza per le babbe natale (ho provato a farlo anch’io) che fanno i pacchetti regalo fuori dai negozi e non vedono mai la fine della fila.
Gli ingannevoli sconti anticipati per stimolare l’acquisto. Salvo le Stelle di Natale anche se muoiono dopo dieci giorni ma butterei in discarica i milioni di alberi sintetici (in particolare quelli fintamente innevati o con la stella di plastica in cima) che imbruttiscono i nostri (vostri) salotti e che con orgoglio vengono fotografati e pubblicati su Facebook.
E poi ODIO i regali da due lire, le candele chimiche, i libretti da 1.50 euro formato mignon, i portachiavi di metallo. Se non puoi fare un regalo decente, non farlo. Basta il pensiero? Allora limitiamoci a quello.
Il Natale per me non è il momento della condivisione, della gratitudine e della felicità.
Chi dice che a Natale chi è solo non si senta ancora più solo? E che chi è povero non si senta, immerso in tutta questa baracconata di luci e regali, ancora più povero?
Ci nascondiamo dietro i soliti luoghi comuni, ma infondo ognuno vive il proprio Natale ed il mio, nonostante io non sia ne povera ne sola, lo passo spesso a constatare che nella mia famiglia alcune cose potevano andare meglio e che i regali, per quanto io possa aver speso, hanno un effetto medio di dieci minuti sui destinatari.
Per quanto mi sia impegnata in questi anni, anche concretamente, sono molti, troppi, i natali che non ho sopportato. Ed infondo penso che non ci sia nulla di male, ad odiarlo. Penso di averne quasi il diritto.
E non mi importa dell’atmosfera, del significato sepolto che gli danno e di tutto quel blabla con cui cercano di convincermi che ha un senso. Non capisco, non sento.
E non capirò mai voi, che oggi, in questa splendida giornata di sole, avete preso la squallida metro per accalcarvi, in massa e convinti, alla Finta Fiera dell’artigianato, per sgomitare tra le bancarelle alla ricerca di qualche regalo pseudo etnico A POCO da rifilare alla decima persona della lista a cui vi sentite in dovere di fare un regalo.
Siete convinti dei vostri affari e ora che avete risolto la questione regali con ben 15 giorni d’anticipo vi sentite come sollevati, aaah, che meraviglia. Soddisfatti di aver contenuto le spese a 50 o 100 euro risparmiando sul posacenere fatto a mano o di aver trovato la cosa perfetta per Giulia o Carla o chisachi.
Dovete solo impacchettare il vostro vaso peruviano, tazza giamaicana, vino portoghese, soprammobile indonesiano e sapone artigianale francese. Magari siete anche riusciti a fare una pausa enogastrononica sotto qualche tendone facendo poca fila e deliziandovi con “I DOLCI SAPORI DELL’ETNA” che VI ASPETTANO CON I PRODOTTI AL PISTACCHIO al PAD.2 STAND.G.19. Il massimo.
Perchè la fiera dell’artigianato è un must. C’è chi ci va tre volte di fila (me l’hanno raccontato): la prima per guardare, la seconda per comprare, la terza per assicurarsi di non essersi perso niente. Per la cronaca io ci sono andata una volta, nel 2009, ed è bastato.
Io penso che sia assurdo. L’ho sempre pensato, ma quest’anno davvero non capisco. Tutti si lamentano delle tasse, che non c’è lavoro, della riforma pensionistica, di qualunque cosa. Lamentele su lamentele.
Perchè quest’anno sapete, c’è la crisi. Lo hanno anche detto in TV.
E allora perchè cazzo la gente va in massa in fiera a comprare un sacco di stronzate? Perchè sul metrò il mio vicino ha sempre un iPhone o un Blackberry? Perchè quando la mattina vado in università, al bar non c’è un solo ragazzo o ragazza che non sia completamente agghindato da Fashionmagazine?Luis Vittuon a palate, Fred Perriii e tutte quelle cavolo di marche che ora sono Brand. E ci fanno dei corsi di laurea, sui BRAND. Questi ragazzi non la sentono la crisi che dite voi.
Questi ragazzi se ne fottono della crisi, loro pensano a diventare organizzatori d’eventi, fassion blogger, marketing manager, pr. Curano la loro immagine come fossero professionisti e se ne fregano del vostro natale cristiano. A loro interessa l’iPad sotto l’albero.
Mamma, papà, non deludeteli.
Infondo la crisi non è per tutti. Come il Natale del resto.
Voi da che parte state?
Mentre ve lo chiedete io prego affinché a Natale nevichi. Una neve alla James Joyce nei suoi Dubliners!Magnifica!

Qualche lieve fruscio sui vetri lo fece voltare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Guardò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, che cadevano obliqui contro la luce del lampione. Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l’ovest. Oh sì, i giornali avevano ragione: c’era neve in tutta l’Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva soffice sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva sulle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche nel solitario cimitero della collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava a larghe falde sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sugli sterili rovi spinosi. E lenta la sua anima s’abbandonò mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l’universo, lieve come la loro definitiva discesa, su tutti i vivi, su tutti i morti.

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