Il Terzo Paradiso
gennaio 27th, 2012 § Lascia un commento
Che cos’è il Terzo Paradiso? È la fusione tra il primo ed il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui la vita sulla terra è totalmente regolata dalla natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, inquina, ammorba e corrode il pianeta naturale ingenerando processi irreversibili di estinzione. Il pericolo di una tragica collisione tra queste due sfere è ormai annunciato in ogni modo. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.
Il Terzo Paradiso – Michelangelo Pistoletto, 2003
Marc Chagall
gennaio 19th, 2012 § Lascia un commento
“Io mi sforzo, coscientemente, di costruire un mondo dove un albero può significare altro, dove io posso immediatamente constatare di aver sette dita nella mano destra, ma cinque nella sinistra; insomma un universo in cui tutto è possibile, in cui per qualsiasi cosa non si deve essere sorpresi o cessare di esserlo per ciò che vi si scopre”.
- Marc Chagall, Gli amanti di Vence, 1957
43 years later.
gennaio 13th, 2012 § Lascia un commento
Omnia vincit amor
gennaio 11th, 2012 § Lascia un commento
“L’amore vince ogni cosa e noi cediamo all’amore”
(Virgilio, Bucoliche X, 69)
Caravaggio dipinge questa tela a Roma tra il 1602-1603 su commissione del Marchese Vincenzo Giustiniani.
E’ un amore trionfante che sorride della sua vittoria e ci attira a se.
Crediamogli.
Incontri. Remo Bodei
dicembre 19th, 2011 § Lascia un commento
“Come ha osservato Jean Clair, milioni di “curiosi rumorosi e indifferenti” circolano nelle sale dei musei, “senza essere in grado di capire, di leggere ciò che hanno sotto gli occhi, che è la loro storia, il loro passato, la loro fede, le loro lotte”.
Da giovane, il filosofo francese Georges Bataille aveva paragonato i musei ai polmoni della città verso i quali i cittadini si dirigono, al pari del sangue, per uscirne purificati, con una maggiore ossigenazione della mente e del cuore. Forse, immaginare questa catarsi diffusa, è oggi pretendere troppo dai musei, ma è certo che essi lanciano dei semi nell’animo di tutti e, se questi cadono nel terreno buono, sono capaci di modificare il loro modo di sentire e di pensare. Anche se la loro presenza aumenta indubbiamente il tasso di socializzazione e di acculturazione, vi sono tante resistenze da vincere e non si può esigere che tutti ricevano delle illuminazioni profane sul senso della vita frequentando i musei.
Moltiplicando i punti e le occasioni d’incontro, basterebbe far capire, con pazienza, che l’arte e la bellezza non sono un lusso e che l’assuefazione al brutto, la sciatteria o l’indifferenza rispetto a ciò che ci circonda, abitua alla passività, ci rende peggiori, come individui e come collettività, di quel che potremmo essere.”
I Hate Christmas. Seriously.
dicembre 8th, 2011 § 1 commento
Non è sempre stato così e non si tratta di un atteggiamento inutilmente critico e acido.
Io odio le feste. Come tanti, sempre di più. In modo sincero.
Il natale mi mette malinconia, mi annoia, mi costringe in situazioni che altrimenti eviterei, mi intristisce. Mi fa anche incazzare, nei suoi aspetti più banalmente consumisti. Salvo il panettone ma Odio i film mielosi ed inutili (sempre gli stessi) con i quali ci bombardano dal 1 di dicembre.
Odio i jingle nei centri commerciali, i pupazzi di plastica farlocchi fuori dalle case, provo tristezza per le babbe natale (ho provato a farlo anch’io) che fanno i pacchetti regalo fuori dai negozi e non vedono mai la fine della fila.
Gli ingannevoli sconti anticipati per stimolare l’acquisto. Salvo le Stelle di Natale anche se muoiono dopo dieci giorni ma butterei in discarica i milioni di alberi sintetici (in particolare quelli fintamente innevati o con la stella di plastica in cima) che imbruttiscono i nostri (vostri) salotti e che con orgoglio vengono fotografati e pubblicati su Facebook.
E poi ODIO i regali da due lire, le candele chimiche, i libretti da 1.50 euro formato mignon, i portachiavi di metallo. Se non puoi fare un regalo decente, non farlo. Basta il pensiero? Allora limitiamoci a quello.
Il Natale per me non è il momento della condivisione, della gratitudine e della felicità.
Chi dice che a Natale chi è solo non si senta ancora più solo? E che chi è povero non si senta, immerso in tutta questa baracconata di luci e regali, ancora più povero?
Ci nascondiamo dietro i soliti luoghi comuni, ma infondo ognuno vive il proprio Natale ed il mio, nonostante io non sia ne povera ne sola, lo passo spesso a constatare che nella mia famiglia alcune cose potevano andare meglio e che i regali, per quanto io possa aver speso, hanno un effetto medio di dieci minuti sui destinatari.
Per quanto mi sia impegnata in questi anni, anche concretamente, sono molti, troppi, i natali che non ho sopportato. Ed infondo penso che non ci sia nulla di male, ad odiarlo. Penso di averne quasi il diritto.
E non mi importa dell’atmosfera, del significato sepolto che gli danno e di tutto quel blabla con cui cercano di convincermi che ha un senso. Non capisco, non sento.
E non capirò mai voi, che oggi, in questa splendida giornata di sole, avete preso la squallida metro per accalcarvi, in massa e convinti, alla Finta Fiera dell’artigianato, per sgomitare tra le bancarelle alla ricerca di qualche regalo pseudo etnico A POCO da rifilare alla decima persona della lista a cui vi sentite in dovere di fare un regalo.
Siete convinti dei vostri affari e ora che avete risolto la questione regali con ben 15 giorni d’anticipo vi sentite come sollevati, aaah, che meraviglia. Soddisfatti di aver contenuto le spese a 50 o 100 euro risparmiando sul posacenere fatto a mano o di aver trovato la cosa perfetta per Giulia o Carla o chisachi.
Dovete solo impacchettare il vostro vaso peruviano, tazza giamaicana, vino portoghese, soprammobile indonesiano e sapone artigianale francese. Magari siete anche riusciti a fare una pausa enogastrononica sotto qualche tendone facendo poca fila e deliziandovi con “I DOLCI SAPORI DELL’ETNA” che VI ASPETTANO CON I PRODOTTI AL PISTACCHIO al PAD.2 STAND.G.19. Il massimo.
Perchè la fiera dell’artigianato è un must. C’è chi ci va tre volte di fila (me l’hanno raccontato): la prima per guardare, la seconda per comprare, la terza per assicurarsi di non essersi perso niente. Per la cronaca io ci sono andata una volta, nel 2009, ed è bastato.
Io penso che sia assurdo. L’ho sempre pensato, ma quest’anno davvero non capisco. Tutti si lamentano delle tasse, che non c’è lavoro, della riforma pensionistica, di qualunque cosa. Lamentele su lamentele.
Perchè quest’anno sapete, c’è la crisi. Lo hanno anche detto in TV.
E allora perchè cazzo la gente va in massa in fiera a comprare un sacco di stronzate? Perchè sul metrò il mio vicino ha sempre un iPhone o un Blackberry? Perchè quando la mattina vado in università, al bar non c’è un solo ragazzo o ragazza che non sia completamente agghindato da Fashionmagazine?Luis Vittuon a palate, Fred Perriii e tutte quelle cavolo di marche che ora sono Brand. E ci fanno dei corsi di laurea, sui BRAND. Questi ragazzi non la sentono la crisi che dite voi.
Questi ragazzi se ne fottono della crisi, loro pensano a diventare organizzatori d’eventi, fassion blogger, marketing manager, pr. Curano la loro immagine come fossero professionisti e se ne fregano del vostro natale cristiano. A loro interessa l’iPad sotto l’albero.
Mamma, papà, non deludeteli.
Infondo la crisi non è per tutti. Come il Natale del resto.
Voi da che parte state?
Mentre ve lo chiedete io prego affinché a Natale nevichi. Una neve alla James Joyce nei suoi Dubliners!Magnifica!
Qualche lieve fruscio sui vetri lo fece voltare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Guardò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, che cadevano obliqui contro la luce del lampione. Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l’ovest. Oh sì, i giornali avevano ragione: c’era neve in tutta l’Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva soffice sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva sulle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche nel solitario cimitero della collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava a larghe falde sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sugli sterili rovi spinosi. E lenta la sua anima s’abbandonò mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l’universo, lieve come la loro definitiva discesa, su tutti i vivi, su tutti i morti.
Anna Di Prospero
novembre 26th, 2011 § 1 commento
Vincitrice nella categoria “Discovery of the year” dei Lucie Awards 2011, Anna Di prospero è davvero una promessa della fotografia.
Nata a Roma nel 1987, ha studiato all’Istituto Europeo del Design e alla School of Visual Art di New York.
La sua ricerca sull’autoritratto lascia senza fiato. La prima serie, dedicata a scatti intimi legati agli affetti si è recentemente aperta alla città, uno sguardo riflessivo sul corpo umano e sul paesaggio urbano di una bellezza disarmante.
Potete seguirla su Flick: http://www.flickr.com/photos/dipanna/
E su Tumblr: http://annadiprospero.tumblr.com
Ho perdonato errori quasi imperdonabili…Charlie Chaplin
novembre 2nd, 2011 § Lascia un commento
“Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, masono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!”
Charlie Chaplin
Gerhard Richter alla Tate Modern
ottobre 29th, 2011 § Lascia un commento
Chi ha intervistato Gerhard Richter sa che non ha molto da dire, né un’idea della storia né concezioni sofisticate sull’arte. Tutto ciò che desidera essere è un pittore, nonché un uomo con una vita intensa: nei suoi ottant’anni, che arriveranno il prossimo febbraio, si è sposato tre volte e ha avuto quattro figli, la prima nel 1966 e l’ultimo nel 2006. La sua pittura si è formata nella Germania dell’Est con le regole del realismo socialista ed è rinata all’Ovest, dopo che Richter ha visto tutto il nuovo a incominciare da Pollock e Fontana. Assorbendo ogni tipo di influenza – pop, minimalismo e concettuale inclusi – ha composto quadri figurativi, astratti, monocromi, gestuali o privi di manualità, combinatori o istintivi, pieni di pasta colorata o ridotti a lastre. Nel suo eclettismo appassionato e freddo, ha provato di tutto e gli è riuscito tutto. È questo che dimostra anzitutto la grande retrospettiva che gli dedica la Tate Modern di Londra.
di Angela Vettese – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Lmkzd
Gerhard Richter
Tate Modern
Fino all’8 Gennaio 2012
http://www.tate.org.uk/modern/exhibitions/gerhardrichter/default.shtm























